Archivio storico del 17 settembre 2025. Il Financial Times riferì che le autorità cinesi avevano chiesto a importanti imprese tecnologiche di fermare acquisti e ordini di chip Nvidia, inclusi gli RTX Pro 6000D. Reuters riprese la notizia attribuendola al Financial Times, precisando di non averla verificata indipendentemente al momento della pubblicazione. Non è corretto presentare il resoconto di una fonte giornalistica come un provvedimento direttamente consultato né descriverlo come notizia delle ultime ore nel 2026.
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Cosa è stato deciso in Cina
L’autorità di regolamentazione cinese ha richiesto a colossi come Alibaba, ByteDance e Tencent di sospendere test e ordini del chip AI RTX Pro 6000D. Finora le restrizioni riguardavano solo il modello H20, progettato appositamente per il mercato cinese. L’estensione del blocco rappresenta un segnale chiaro: Pechino vuole ridurre la dipendenza dalla tecnologia americana.
La difesa del governo cinese e la spinta all’autosufficienza
Il racconto del settembre 2025 sull’effettiva capacità dei produttori cinesi di sostituire Nvidia va distinto dagli obiettivi di politica industriale: l’affermazione secondo cui i chip domestici sarebbero già equivalenti o superiori non era supportata da benchmark indipendenti comparabili. A ottobre 2026 un rapporto IDC ripreso da Reuters stimava per Nvidia una quota del 34% del mercato cinese degli acceleratori AI nella prima metà del 2026 e per Huawei del 28%. Sono stime di mercato, non test generali di superiorità tecnologica di un prodotto sull’altro.
Reazioni immediate sul mercato
La notizia ha colpito in pieno il titolo Nvidia, che ha registrato un calo significativo nelle prime contrattazioni. Il CEO Jensen Huang si è detto deluso dalla decisione, sottolineando però che l’azienda continuerà a rispettare leggi e regolamenti internazionali. Anche il governo statunitense ha espresso forte disappunto, ribadendo la centralità della disputa sui semiconduttori nel più ampio conflitto commerciale e tecnologico con la Cina.
Contesto geopolitico e strategico
Il blocco dei chip Nvidia si inserisce nella guerra dei semiconduttori tra Stati Uniti e Cina. Per Pechino, la costruzione di data center e infrastrutture AI alimentate da chip domestici è ormai una priorità nazionale. Al tempo stesso, Nvidia ha già escluso la Cina dalle previsioni ufficiali di vendita per il prossimo trimestre, consapevole che le nuove restrizioni limiteranno in modo importante le prospettive sul mercato asiatico.
Implicazioni per Nvidia e per gli investitori
Nel breve termine, la decisione mette pressione sui ricavi di Nvidia e accresce la volatilità del titolo. Nel medio-lungo periodo, la società sarà costretta a diversificare ulteriormente i mercati e a rafforzare la propria presenza in Stati Uniti, Europa e altre aree strategiche. Per gli investitori, questo scenario impone maggiore cautela: da un lato l’AI rimane un settore di crescita formidabile, dall’altro la frammentazione geopolitica rende più complessa la valutazione delle prospettive future.
Conclusione
Aggiornamento ottobre 2026: le segnalazioni di limitazioni agli acquisti di alcuni chip Nvidia in Cina nel settembre 2025 non significano che tutte le vendite di Nvidia nel Paese si siano definitivamente interrotte. Il quadro resta condizionato da controlli sulle esportazioni, offerta dei produttori cinesi e necessità di capacità di calcolo. Reuters, 13 ottobre 2026, riporta una forte perdita di quota di mercato Nvidia, ma ancora spedizioni di acceleratori nel primo semestre 2026. Per valutare l’impatto economico servono i conti aggiornati e le informazioni dell’emittente.