HyperFund, HyperVerse e le altre reincarnazioni di una maxi truffa crypto da 1,9 miliardi di dollari.

Negli ultimi anni, il nome HyperFund, noto anche nelle sue successive evoluzioni HyperVerse, HyperTech, HyperCapital, HyperCash e HyperNation, è diventato sinonimo di truffa nel mondo delle criptovalute.
Sotto un’apparenza di innovazione tecnologica e investimenti nel “mining” crypto, si nascondeva in realtà uno schema piramidale globale che ha ingannato migliaia di persone in tutto il mondo, raccogliendo oltre 1,7 miliardi di dollari secondo le stime della SEC (Securities and Exchange Commission) e del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

Il caso HyperFund: dalle promesse di guadagni facili alla realtà della frode

Fondata intorno al 2020 da Sam Lee, alias Xue Lee, imprenditore australiano residente a Dubai, la piattaforma prometteva rendimenti giornalieri garantiti tra lo 0,5% e l’1%, apparentemente derivanti da attività di mining di criptovalute e partnership con aziende Fortune 500.
Gli investitori acquistavano “membership” con pacchetti da 300 a 10.000 dollari in Tether (USDT), convinti di poter raddoppiare o triplicare l’investimento iniziale in pochi anni.

Dietro le quinte, però, non esisteva alcuna attività di mining o investimento reale: i “rendimenti” pagati ai primi iscritti provenivano semplicemente dai fondi dei nuovi partecipanti, in perfetto stile schema Ponzi.

I principali responsabili

Le indagini della SEC e del Dipartimento di Giustizia hanno portato all’incriminazione di
Sam Lee (Xue Lee), fondatore e mente del progetto, accusato di frode telematica e violazioni delle leggi sui titoli.
Brenda Chunga, conosciuta come Bitcoin Beautee, promotrice e influencer del sistema, che si è dichiarata colpevole di frode sui titoli e frode informatica, accettando un patteggiamento con il pagamento di sanzioni.
Rodney Burton, alias Bitcoin Rodney, figura chiave del reclutamento, accusato di gestire un’attività di trasmissione di denaro senza licenza.

Secondo la SEC, Chunga avrebbe incassato oltre 3,7 milioni di dollari, utilizzati in spese personali di lusso e campagne promozionali per attirare nuovi investitori.

La metamorfosi: da HyperFund a HyperVerse, poi HyperNation

Dopo i primi sospetti e i ritardi nei pagamenti a partire da luglio 2021, il gruppo tentò di reinventarsi sotto nuovi nomi per depistare le autorità e mantenere in vita lo schema.
HyperFund cambiò marchio in HyperVerse, poi ancora in HyperNation e HyperCapital, ogni volta promettendo nuove funzioni, partnership e un “rilancio tecnologico”.
In alcuni casi, furono annunciati progetti NFT, piattaforme metaverse e nuove “blockchain proprietarie”, che in realtà non esistevano.
Persino il canale Telegram ufficiale fu chiuso improvvisamente, lasciando decine di migliaia di utenti senza risposte né possibilità di recuperare i propri fondi.

Autorità di vigilanza europee e internazionali, tra cui Consob e Altroconsumo Investi, avevano già segnalato HyperFund e HyperVerse come entità non autorizzate a sollecitare investimenti, ma gli avvisi arrivarono quando gran parte dei risparmiatori era già stata truffata.

Le accuse legali e le pene previste

Secondo la denuncia federale, dal giugno 2020 al novembre 2022 i fondatori hanno venduto contratti d’investimento fraudolenti, spacciandoli per opportunità di investimento nel settore crypto.
Il Dipartimento di Giustizia ha definito il sistema uno dei più vasti schemi Ponzi digitali mai visti, mentre la SEC ha accusato Lee e Chunga di violazione delle leggi antifrode e di registrazione dei titoli.

I promotori rischiano fino a cinque anni di carcere per ogni capo d’accusa, oltre a sanzioni milionarie e al rimborso dei fondi sottratti agli investitori.

Le false partnership e la manipolazione del brand

Per rendere più credibile lo schema, i promotori di HyperFund millantavano inesistenti collaborazioni con IBM, DigitalX e Blockchain Global, sostenendo persino di essere in procinto di quotarsi alla Borsa di Hong Kong.
In realtà, la società aveva persino assunto un attore per impersonare il CEO durante eventi pubblici online, con lo scopo di rassicurare i partecipanti e nascondere l’assenza di una reale attività aziendale.

Lo schema Ponzi spiegato: come riconoscere i segnali d’allarme

Gli schemi come HyperFund si basano su un meccanismo tanto semplice quanto devastante:
i rendimenti promessi agli investitori iniziali vengono pagati con i soldi dei nuovi iscritti, e non da utili reali;
quando il flusso di nuovi investitori si esaurisce, il sistema collassa, lasciando la maggioranza dei partecipanti con perdite totali;
la promessa di guadagni garantiti, la pressione a reclutare nuovi membri e la mancanza di trasparenza sono sempre segnali d’allarme.

Le evoluzioni più recenti e l’impatto globale

Nel 2024 la SEC ha formalmente citato in giudizio i responsabili, portando a un’azione civile parallela al processo penale in corso nel Distretto del Maryland.
La Commissione ha invitato le vittime di HyperFund a contattare direttamente l’ente investigativo per contribuire alla raccolta prove e all’eventuale recupero dei fondi perduti.
L’inchiesta rimane aperta, poiché le autorità sospettano la nascita di nuovi cloni del progetto, soprattutto nei mercati emergenti di Asia, Africa e America Latina.

Lezioni per gli investitori: come difendersi dalle truffe crypto

Il caso HyperFund è un monito potente: nel mondo delle criptovalute, nessun guadagno è garantito e la promessa di “rendimenti passivi sicuri” è quasi sempre un segnale di truffa.
Gli investitori dovrebbero:

  1. Verificare le licenze e le autorizzazioni delle piattaforme (tramite Consob, Banca d’Italia o SEC).
  2. Diffidare dei messaggi promozionali su social e Telegram che promettono “l’affare del secolo”.
  3. Evitare investimenti che non si comprendono appieno: se non è chiaro come un’azienda genera profitti, probabilmente non li genera affatto.

Conclusioni

Dopo HyperCash, HyperFund, HyperVerse e HyperNation, la storia si ripete: promesse di ricchezza, influencer sorridenti e un sistema basato unicamente sull’ingresso di nuovi investitori.
Oggi, il caso è nelle mani della giustizia americana, ma per molti risparmiatori i danni economici e psicologici sono irreversibili.

Il messaggio è chiaro: nel mondo crypto serve conoscenza, non fiducia cieca.
Chi promette guadagni certi, in un mercato dove anche i colossi oscillano del 30% in una settimana, sta probabilmente vendendo illusioni.