Quando è nata mia figlia ho iniziato a guardare i soldi in modo diverso. Non parlo solo delle spese, dei pannolini, delle visite, dei vestitini che diventano piccoli dopo poche settimane o di tutte quelle cose che scopri davvero solo quando diventi genitore.
Parlo di qualcosa di molto più profondo.
Quando diventi padre, ti accorgi che una piccola creatura appena nata riesce a cambiarti il modo di vedere il tempo, il lavoro, i sacrifici e perfino il denaro. Ti basta un suo sorriso spontaneo, uno di quei sorrisoni veri che arrivano senza motivo, per capire che ci sono cose che valgono più di qualsiasi rendimento, più di qualsiasi grafico e più di qualsiasi investimento.
Eppure, proprio perché quel sorriso vale così tanto, inizi anche a farti una domanda diversa:
“Cosa posso fare oggi per farle trovare qualcosa quando sarà grande?”
Non qualcosa per viziarla. Non una scorciatoia per non farle faticare nella vita. Ma un capitale di partenza, anche piccolo, che un giorno possa aiutarla a studiare, formarsi, viaggiare, avviare un progetto, comprare la prima auto, continuare a investire o semplicemente sentirsi un po’ più libera nelle sue scelte.
In generale, quando nasce un figlio si ha davanti un orizzonte temporale enorme: 18, 20 o anche più anni. Nel nostro caso, però, noi genitori ci siamo dati un obiettivo preciso: costruire un capitale da donarle quando compirà 18 anni.
Da qui è nata la nostra idea familiare, frutto del desiderio di due genitori di darle uno strumento per il futuro, sfruttando anche la mia passione per gli investimenti: aprire un conto dedicato a noi genitori, mettere da parte i primi soldi ricevuti per lei e iniziare a costruire con calma un portafoglio orientato al lungo periodo.
Non siamo partiti con cifre enormi, anzi. L’idea è stata quella di investire per lei i bonus nascita, una parte dell’Assegno Unico e i regali dei parenti. In fondo, se hai davanti 18 anni, anche piccoli importi investiti con costanza possono diventare qualcosa di importante.
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Investire per un figlio neonato: perché pensarci subito
Quando nasce un figlio, il tempo sembra mancare sempre. Eppure, dal punto di vista finanziario, è proprio il tempo il regalo più grande che abbiamo a disposizione.
Un neonato ha davanti molti anni prima di dover usare davvero quei soldi. Questo significa che un genitore può ragionare con un orizzonte lungo, evitando di farsi condizionare troppo dai movimenti di mercato di breve periodo.
Il vero vantaggio non è trovare l’investimento perfetto. Il vero vantaggio è iniziare presto.
Perché se inizi quando tuo figlio ha pochi mesi, non stai cercando il rendimento del prossimo anno. Stai costruendo qualcosa che potrà lavorare per quasi due decenni.
Ed è qui che entra in gioco la forza dell’interesse composto: i rendimenti generano altri rendimenti, il capitale cresce nel tempo e anche piccoli versamenti periodici possono trasformarsi in una somma interessante.
La nostra scelta: un conto intestato a noi, ma destinato a lei
Nel nostro caso, dopo aver valutato le alternative, abbiamo deciso di creare un conto dedicato intestato a noi genitori, con una finalità molto chiara: quei soldi sono destinati a nostra figlia e l’obiettivo è donarli a lei quando compirà 18 anni.
Questa scelta nasce da una ragione pratica.
Investire o aprire un deposito titoli direttamente intestato a un minore non è sempre una strada semplice. Il patrimonio del minore è giustamente protetto, ma anche vincolato. I genitori non possono muoversi liberamente come se quei soldi fossero propri, soprattutto quando si parla di investimenti, disinvestimenti o operazioni che possono eccedere l’ordinaria amministrazione.
Per questo, nel nostro caso, abbiamo preferito una soluzione più flessibile: un conto intestato a noi, separato mentalmente e operativamente dal resto del patrimonio familiare, costruito con l’impegno morale di destinarlo a lei.
È una scelta che richiede disciplina. Perché legalmente quei soldi restano intestati agli adulti, ma nella nostra testa e nella nostra organizzazione familiare hanno una destinazione precisa: il futuro di nostra figlia.
Si può intestare un conto o un deposito titoli a un minorenne?
In Italia esistono conti, libretti e prodotti bancari pensati per minorenni. Alcune banche permettono l’apertura di strumenti dedicati ai bambini o ai ragazzi, con operatività gestita e controllata dai genitori.
Il discorso cambia quando si parla di deposito titoli intestato al minore e di investimenti finanziari effettuati con denaro che appartiene già formalmente al figlio.
In linea generale, i beni del minore sono sottoposti a una tutela particolare. I genitori amministrano il patrimonio del figlio, ma per gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione può essere necessaria l’autorizzazione del giudice tutelare.
Questo significa che investire, disinvestire o movimentare somme rilevanti intestate direttamente al minore può richiedere passaggi burocratici e autorizzazioni specifiche.
Il principio di fondo è semplice: il patrimonio del minore deve essere protetto. Per questo la scelta degli strumenti finanziari deve rispettare criteri di prudenza, conservazione del capitale e tutela dell’interesse del figlio.
In molti casi, gli strumenti considerati più coerenti con questa logica sono prodotti a basso rischio, come depositi vincolati, strumenti garantiti o titoli di Stato. Investimenti più volatili, come azioni, ETF azionari o strumenti rischiosi, possono essere più difficili da giustificare quando il denaro è formalmente del minore.
Per questo, prima di aprire un deposito titoli intestato direttamente a un bambino, è fondamentale confrontarsi con la banca, con un consulente finanziario e, se necessario, con un professionista legale.
Regole da conoscere prima di investire soldi intestati a un minore
Quando si parla di denaro intestato direttamente a un figlio minorenne, bisogna tenere presenti alcune regole importanti.
- Autorizzazione del giudice tutelare: per investire o disinvestire somme del minore possono essere necessarie autorizzazioni, soprattutto quando l’operazione supera l’ordinaria amministrazione.
- Scelta degli strumenti: il patrimonio del minore deve essere gestito con criteri di estrema prudenza. Di norma, si tende a privilegiare strumenti sicuri, conservativi e a basso rischio.
- Fondi vincolati: le somme intestate al minore non possono essere svincolate liberamente dai genitori per qualsiasi esigenza familiare.
- Nessuna gestione autonoma: il minore non può operare da solo fino alla maggiore età.
- Piena disponibilità a 18 anni: una volta maggiorenne, il figlio potrà disporre del patrimonio a lui intestato secondo le regole del rapporto bancario e della normativa applicabile.
Questa tutela è positiva, perché protegge il minore. Ma rende anche la gestione meno flessibile per i genitori che vogliono costruire un portafoglio di lungo periodo più orientato alla crescita.
Conto intestato al minore o conto intestato ai genitori: pro e contro
Quando si vuole investire per un figlio, ci sono due strade principali da valutare.
Conto o deposito intestato al minore
La prima strada è aprire un conto, un libretto o un deposito intestato direttamente al bambino.
Il vantaggio principale è che il patrimonio appartiene esclusivamente al minore. Questo garantisce massima tutela legale e rende molto chiara la destinazione dei soldi.
Lo svantaggio è che la gestione può diventare rigida. I fondi sono protetti, ma anche vincolati. Per alcune operazioni può servire l’autorizzazione del giudice tutelare e gli strumenti utilizzabili sono spesso orientati alla massima prudenza, con rendimenti potenzialmente bassi.
Conto o investimento intestato ai genitori con obiettivo futuro per il figlio
La seconda strada è quella che abbiamo scelto noi: un conto intestato ai genitori, ma separato e destinato al futuro del figlio.
Il vantaggio principale è la flessibilità. I genitori possono gestire il portafoglio, scegliere ETF, fare versamenti periodici, modificare la strategia nel tempo e adattarla all’orizzonte dei 18 anni.
Lo svantaggio è che legalmente quei soldi appartengono agli adulti. Questo significa che non sono automaticamente patrimonio del figlio, possono essere usati in modo promiscuo se manca disciplina e, in alcune situazioni patrimoniali o debitorie, potrebbero essere esposti a rischi legati agli intestatari.
Per noi, la soluzione migliore è stata la seconda. Non perché sia perfetta, ma perché è più coerente con il nostro obiettivo: costruire un capitale per nostra figlia, gestirlo con flessibilità e donarglielo quando compirà 18 anni.
Perché abbiamo scelto gli ETF per investire per nostra figlia
Abbiamo scelto gli ETF perché, per un orizzonte di 18 anni, ci sembrano uno degli strumenti più semplici ed efficienti per esporsi ai mercati globali.
Un ETF permette di investire in un paniere di azioni, obbligazioni, materie prime o altri strumenti, senza dover scegliere una singola azienda.
Per un genitore che vuole costruire un capitale nel tempo, questo è un vantaggio importante: invece di puntare tutto su una singola azione, si può diversificare su centinaia o migliaia di società.
Nel caso degli ETF globali, il portafoglio può includere aziende americane, europee, giapponesi e di altri mercati sviluppati, a seconda dell’indice replicato.
Naturalmente gli ETF non sono privi di rischi. Se il mercato azionario scende, anche l’ETF scende. Se si investe in strumenti molto esposti alla tecnologia, la volatilità può essere ancora più alta. Se si sceglie un ETF a distribuzione, bisogna considerare anche la gestione dei dividendi e la fiscalità.
Però, su un orizzonte lungo, la diversificazione può aiutare a non dipendere dal destino di una singola azienda o da una singola area geografica.
Fondi pensione per minori?
Strumenti come i fondi pensione per i minori non li abbiamo valutati, pur sapendo dei benefici fiscali che potevano darci, sono strumenti troppo rigidi e vincolanti.
Personalmente ho un fondo pensione, quindi non sono totalmnte a sfavore di questi prodotti, tuttavia per mia figlia ho pensato ad uno strumento liquido, che al momento in cui le servissero i soldi fossero subito disponibili!
Gli ETF che ho scelto: dividendi, mondo, tecnologia, oro ed Europa
Nel portafoglio che stiamo costruendo per nostra figlia ho selezionato alcuni ETF globali e alcune piccole componenti satellite.
Nel mio caso, ho scelto una combinazione tra:
- un ETF globale ad alto dividendo, come il Vanguard FTSE All-World High Dividend Yield;
- un ETF globale azionario più ampio, come SWDA, cioè l’iShares Core MSCI World UCITS ETF;
- una piccola quota di oro;
- una piccola quota di titoli tecnologici;
- un’esposizione all’Europa tramite un ETF come IMEU.
Non è un portafoglio perfetto e non voglio farlo passare come una ricetta valida per tutti. È la nostra scelta familiare, costruita con l’idea di accompagnare nostra figlia nel tempo, accettando che i mercati saliranno e scenderanno molte volte prima che lei diventi maggiorenne.
La cosa importante, per me, non è indovinare il miglior ETF dell’anno. È costruire un metodo.
Vanguard High Dividend e SWDA: due idee diverse di investimento globale
Nel mio portafoglio per mia figlia ho inserito sia un ETF globale ad alto dividendo sia un ETF globale più orientato alla crescita.
Il Vanguard FTSE All-World High Dividend Yield (ad accumulazione) seleziona aziende globali caratterizzate da dividendi elevati. In pratica, cerca società che distribuiscono utili agli azionisti in modo più significativo rispetto alla media.
Questo tipo di ETF può essere interessante per chi vuole avere esposizione ad aziende più mature, spesso solide, con business già sviluppati e una certa attenzione alla remunerazione degli azionisti.
Dall’altra parte, SWDA, cioè l’iShares Core MSCI World UCITS ETF, segue un indice azionario globale dei mercati sviluppati. È un ETF molto usato da chi vuole esporsi al mercato azionario mondiale, con forte presenza di aziende americane e tecnologiche.
La differenza, semplificando, è questa:
- l’ETF high dividend guarda di più ad aziende che distribuiscono dividendi;
- SWDA guarda più ampiamente alle grandi e medie aziende dei mercati sviluppati, comprese molte società orientate alla crescita.
Nel mio ragionamento, il primo porta una componente più matura e da dividendo, quindi meno oscillazioni. Il secondo porta una componente più legata alla crescita del mercato globale.
Non è detto che questa combinazione sia adatta a tutti. Ma per me ha senso perché mi permette di non puntare tutto su una sola filosofia.
Perché sto aggiungendo oro, tecnologia ed Europa
Oltre agli ETF globali, sto introducendo anche alcune piccole componenti aggiuntive.
La prima è l’oro. Non perché pensi che l’oro debba essere il centro del portafoglio, ma perché può funzionare come elemento di diversificazione nei momenti difficili dei mercati.
L’oro non produce dividendi e può avere lunghi periodi di debolezza, ma storicamente viene spesso visto come bene rifugio nelle fasi di incertezza.
La seconda componente è la tecnologia. Qui il ragionamento è diverso: nei prossimi 18 anni, tecnologia, intelligenza artificiale, semiconduttori, software, cloud e automazione potrebbero continuare a trasformare l’economia.
Naturalmente la tecnologia è anche più rischiosa, perché spesso viene valutata a prezzi elevati e può subire forti correzioni. Per questo, nel mio caso, la considero una quota satellite, non il cuore del portafoglio.
La terza componente è l’Europa, tramite un ETF come IMEU. Molti ETF globali sono molto esposti agli Stati Uniti. Inserire una piccola quota europea può aiutare a bilanciare meglio l’area geografica, anche se bisogna essere consapevoli che l’Europa negli ultimi anni ha avuto una crescita meno brillante rispetto agli Stati Uniti.
Bonus nascita, bonus bebè e Assegno Unico: usare gli aiuti per costruire futuro
Quando nasce un figlio, lo Stato può riconoscere alcuni aiuti economici alle famiglie. Non sempre sono cifre enormi, ma se vengono gestite bene possono diventare il primo mattone di un progetto di lungo periodo.
Il principale sostegno continuativo è l’Assegno Unico Universale, destinato alle famiglie con figli a carico. L’importo dipende dall’ISEE, dall’età dei figli, dal numero dei figli e da eventuali maggiorazioni previste dalla normativa.
Per il 2026, l’Assegno Unico per un figlio minore può arrivare fino a 203,80 euro al mese per le famiglie con ISEE più basso, mentre scende fino a 58,30 euro al mese in assenza di ISEE o con ISEE pari o superiore alla soglia massima prevista.
A questo si aggiunge il Bonus nuovi nati, introdotto per i figli nati, adottati o in affido preadottivo dal 1° gennaio 2025. Si tratta di un contributo una tantum da 1.000 euro, riconosciuto in presenza dei requisiti richiesti, tra cui un ISEE non superiore a 40.000 euro.
Nel nostro caso, l’idea è molto semplice: quando arrivano bonus, regali o somme destinate alla bambina, invece di lasciarle ferme o disperderle in spese inutili, proviamo a indirizzarne una parte verso il suo futuro.
Non significa investire tutto e subito. Significa creare una regola familiare.
Per esempio:
- una parte dell’Assegno Unico può essere usata per le spese reali della bambina;
- una parte può essere accantonata;
- una parte può essere investita con un PAC mensile;
- i bonus una tantum possono diventare capitale iniziale o rinforzi periodici del portafoglio;
- i regali dei nonni e dei parenti possono essere trasformati in piccoli mattoni per il futuro.
La cosa bella è che questi soldi, se investiti presto e con criterio, possono lavorare per molti anni.
Quanto può diventare un piccolo investimento per un figlio?
Facciamo un esempio semplice.
Immaginiamo di partire con 1.000 euro iniziali, magari proprio usando un bonus nascita o una somma ricevuta da parenti e nonni, e di aggiungere 150 euro al mese per 18 anni.
Con un rendimento medio annuo ipotetico del 5%, dopo 18 anni il capitale potrebbe arrivare a circa 54.800 euro.
Con un rendimento medio annuo ipotetico del 7%, dopo 18 anni il capitale potrebbe arrivare a circa 68.000 euro.
Attenzione: questi numeri sono solo simulazioni. Non sono promesse. I mercati non crescono in linea retta e nessuno può garantire un rendimento del 5% o del 7% annuo.
Però servono a capire una cosa: non è necessario essere ricchi per costruire un capitale per un figlio. Serve iniziare presto, essere costanti e non mollare nei momenti difficili.
Un possibile portafoglio per un neonato con orizzonte 18 anni
Il portafogli che abbiamo scelto per nostra figlia attualmente subirà evoluzioni, mantenendo ferma la base iniziale ed incrementando altre esposizioni, probabilmente inserirò anche una componente di paesi emergenti e di Mid-Cap.
Per chi vuole semplificarsi la vita, un’idea potrebbe essere:
- 50% Azionario Globale
- 20% Azionario Europa
- 15% Paesi Emergenti
- 10% Azionario tecnologico (un ETF come l’XDWT ad esempio)
- 5% Oro o argento
Per chi vuole essere più prudente, si può ridurre la componente azionaria e aumentare gradualmente obbligazioni e liquidità. Per chi ha maggiore tolleranza al rischio, nei primi anni si può accettare una quota azionaria più alta, ricordando però che i ribassi possono essere anche molto pesanti.
La cosa più importante, secondo me, è non complicare troppo.
Quando investi per un neonato, non devi fare trading. Non devi inseguire la moda del momento. Non devi cambiare strategia ogni tre mesi.
Devi costruire un piano che puoi sostenere anche quando i mercati scendono.
Meglio accumulazione o distribuzione?
Per un investimento a 18 anni, molti investitori preferiscono ETF ad accumulazione.
Gli ETF ad accumulazione reinvestono automaticamente i dividendi all’interno del fondo. Questo può essere efficiente per chi non ha bisogno di incassare cedole o distribuzioni, perché aiuta a sfruttare meglio l’interesse composto.
Gli ETF a distribuzione, invece, pagano periodicamente i dividendi. Possono essere interessanti per chi vuole vedere un flusso di entrate, ma su un orizzonte così lungo possono richiedere più gestione, perché le somme incassate andrebbero reinvestite per non perdere efficienza.
Nel mio caso, avendo inserito anche un ETF high dividend Yeld, ho scelto la versione ad accumulazione, con reinvestimento dei dividendi nel fondo, senza lo stacco della cedola (ed il relativo pagamento del 26% di tasse sulla cedola).
La parte più difficile: non toccare quei soldi
La parte più difficile di un piano di investimento per un figlio non è scegliere l’ETF.
La parte più difficile è non toccare quei soldi.
Perché in 18 anni succederà di tutto. Ci saranno crisi di mercato, recessioni, guerre, inflazione, nuove tecnologie, bolle speculative, crolli improvvisi, ripartenze e anni in cui sembrerà che tutto vada storto.
Il rischio è farsi prendere dall’emotività.
Vendere quando il mercato crolla. Smettere di investire proprio quando i prezzi diventano più interessanti. Cambiare strategia perché un titolo o un ETF ha fatto meglio per qualche mese. Inseguire la moda del momento.
Investire per un figlio richiede una cosa che spesso manca agli adulti: pazienza.
Ed è forse proprio questa la lezione più bella da trasmettere: il futuro si costruisce un pezzo alla volta.
Quando avrà 18 anni, quei soldi saranno davvero suoi?
Questa è una domanda importante.
Se il conto o gli strumenti sono intestati direttamente al minore, al raggiungimento della maggiore età il patrimonio diventa nella sua piena disponibilità, secondo le regole previste dal rapporto bancario e dalla normativa applicabile.
Se invece, come nel nostro caso, i genitori investono a proprio nome con l’obiettivo di destinare quei soldi al figlio, il passaggio del capitale dovrà essere gestito in un secondo momento.
Noi ci siamo dati una regola familiare: il capitale che stiamo costruendo è destinato a lei e vogliamo donarglielo quando compirà 18 anni.
Questa distinzione non è banale.
Da una parte, intestare direttamente al figlio può dare maggiore chiarezza sulla destinazione dei soldi. Dall’altra, può comportare vincoli, limiti operativi e regole più rigide nella gestione del patrimonio del minore.
Investire a nome del genitore può essere più semplice operativamente, ma richiede disciplina e responsabilità: quei soldi devono essere davvero considerati separati, anche se formalmente restano nel patrimonio del genitore, inoltre, quando sarà il momento, si dovrà effettuare una donazione al figlio o ai figli, gestendo l’operazione in modo trasparente anche dal punto di vista fiscale.
Prima di scegliere, conviene informarsi bene.
Educazione finanziaria: il vero regalo non sono solo i soldi
Io non voglio che mia figlia un giorno trovi soltanto un capitale.
Vorrei che trovasse anche una spiegazione.
Vorrei poterle dire: “Questi soldi non sono arrivati per caso. Sono il risultato di tanti piccoli versamenti, di scelte fatte con calma, di momenti in cui il mercato scendeva e noi abbiamo continuato, di una famiglia che ha pensato al tuo futuro quando eri ancora piccolissima”.
Perché il vero obiettivo non è solo darle dei soldi.
Il vero obiettivo è trasmetterle un modo diverso di guardarli.
I soldi non come ossessione. Non come status. Non come ansia continua. Ma come strumento di libertà, responsabilità e possibilità.
Se un giorno userà quel capitale per studiare, bene. Se lo userà per un progetto, bene. Se deciderà di continuare a investirlo, ancora meglio.
Ma la cosa che mi interessa davvero è che capisca il valore del tempo, della costanza e delle scelte fatte con intelligenza.
Gli errori da evitare quando si investe per un figlio
Investire per un figlio può essere una scelta bellissima, ma ci sono alcuni errori da evitare.
Il primo è pensare che, siccome l’orizzonte è lungo, allora qualsiasi investimento vada bene. Non è così. Anche su 18 anni bisogna diversificare, controllare i costi e capire cosa si sta comprando.
Il secondo è investire in strumenti troppo complessi. Per un figlio neonato non serve costruire un portafoglio pieno di prodotti difficili da capire. Spesso pochi ETF ben scelti sono più che sufficienti.
Il terzo è usare soldi che potrebbero servire alla famiglia nel breve periodo. Prima di investire per un figlio, bisognerebbe avere un minimo di fondo di emergenza e una situazione finanziaria sostenibile.
Il quarto è cambiare continuamente strategia. Se ogni anno si stravolge il portafoglio, il piano perde senso.
Il quinto è non pensare alla fase finale. Quando mancano pochi anni ai 18 anni, può avere senso ridurre gradualmente il rischio, spostando una parte del capitale verso strumenti meno volatili.
E mi raccomando, prima di siglare accordi con banca o poste su prodotti con commissioni di gestione altissime e complicanze varie, pensateci bene. Buoni postali, libretti postali e pollizze sono raramente veramente convenienti e spesso sono solo vendute bene o proposte in modo accattivante.
Un prodotto classico venduto da una banca può erodere il 3-4% del rendimento annuo dell’investimento e non rendere manco chiaro dove sono collocati quei soldi, un ETF ha costi di commissione medi inferiori al 0,4 %, per farvi comprendere, se avete mai fatto un mutuo, pensate a quanto avreste risparmiato pagando lo 0,4% di interessi rispetto a quel 2-3% (e spero non di più) che avete corrisposto alla banca in 20-30 anni
La strategia finale: partire più dinamici, arrivare più prudenti
Con un neonato, nei primi anni si può ragionare con un portafoglio più orientato alla crescita, perché il tempo aiuta ad assorbire la volatilità.
Ma quando ci si avvicina al momento in cui quei soldi potrebbero servire, per esempio verso i 15, 16 o 17 anni, ha senso iniziare a proteggere almeno una parte del capitale.
Questo non significa vendere tutto. Significa ridurre gradualmente il rischio.
Per esempio, un portafoglio molto azionario nei primi anni potrebbe diventare più bilanciato negli ultimi anni, aumentando liquidità, obbligazioni a breve scadenza o strumenti meno volatili.
Il motivo è semplice: se il mercato crolla quando tuo figlio ha 3 anni, hai ancora molto tempo davanti. Se crolla quando deve iscriversi all’università tra pochi mesi, il problema è diverso.
Conclusione: non serve essere ricchi, serve iniziare
Investire per un figlio neonato non significa essere ricchi. Significa avere una visione.
Significa prendere una parte dei soldi che arrivano, dai bonus, dai regali, dall’Assegno Unico o dai risparmi familiari, e trasformarla in un progetto.
Nel nostro caso, da quando è nata nostra figlia, abbiamo iniziato a costruire per lei un piccolo portafoglio con ETF globali, una componente high dividend, una parte più orientata alla crescita, una quota di oro, tecnologia ed Europa.
Abbiamo scelto di farlo tramite un conto intestato a noi genitori, ma con un obiettivo preciso: donarle quel capitale quando compirà 18 anni.
Non so quanto troverà esattamente. Nessuno può saperlo.
Ma so una cosa: preferisco iniziare oggi, con costanza, piuttosto che arrivare tra diciotto anni e pensare che avrei potuto farlo prima.
Perché il regalo più grande che possiamo fare a un figlio non è solo un capitale.
È il tempo che abbiamo lasciato lavorare per lui.
FAQ
Come investire soldi per un neonato?
Per investire soldi per un neonato si può costruire un piano di lungo periodo basato su versamenti periodici, ETF diversificati, controllo dei costi e una strategia coerente con un orizzonte di 18 anni. Prima di scegliere se intestare gli strumenti al minore o investire a nome del genitore, è importante verificare gli aspetti normativi e fiscali.
Si può aprire un conto a un minorenne?
In Italia esistono conti, libretti e prodotti bancari dedicati ai minorenni, generalmente aperti e gestiti dai genitori o da chi esercita la responsabilità genitoriale. Le condizioni cambiano da banca a banca, quindi è necessario verificare direttamente con l’istituto scelto.
Si può intestare un deposito titoli a un minorenne?
In alcuni casi può essere possibile, ma la gestione del patrimonio del minore è soggetta a regole più rigide. Per investire o disinvestire somme intestate direttamente al minore possono essere necessarie autorizzazioni del giudice tutelare, soprattutto quando l’operazione eccede l’ordinaria amministrazione.
Perché investire a nome dei genitori invece che del figlio?
Investire a nome dei genitori può offrire maggiore flessibilità nella gestione quotidiana del portafoglio, senza dover chiedere autorizzazioni per ogni operazione. Lo svantaggio è che legalmente i fondi appartengono agli adulti e richiedono disciplina per essere realmente destinati al figlio.
Quali ETF scegliere per un figlio?
Per un figlio con orizzonte di 18 anni molti investitori valutano ETF azionari globali, ETF ad accumulazione, strumenti diversificati per area geografica e, in piccola parte, asset decorrelati come oro o obbligazioni. La scelta dipende dal profilo di rischio della famiglia e dalla strategia.
Meglio ETF ad accumulazione o distribuzione per un neonato?
Per un investimento di lungo periodo gli ETF ad accumulazione possono essere più efficienti, perché reinvestono automaticamente i dividendi e favoriscono l’interesse composto. Gli ETF a distribuzione possono avere senso per chi desidera ricevere flussi periodici, ma richiedono più gestione.
Quanto si può accumulare investendo 150 euro al mese per un figlio?
Con 1.000 euro iniziali e 150 euro al mese, dopo 18 anni si potrebbe arrivare a circa 54.800 euro ipotizzando un rendimento medio annuo del 5%, oppure a circa 68.000 euro ipotizzando un rendimento medio annuo del 7%. Sono simulazioni, non garanzie.
Il Bonus nuovi nati può essere investito?
Il Bonus nuovi nati può diventare un capitale iniziale da accantonare o investire, se la famiglia non ha necessità di usarlo per spese immediate. Prima di investirlo, però, bisogna valutare bene intestazione, obiettivi, rischi e situazione familiare.
L’Assegno Unico può aiutare a creare un capitale per un figlio?
Sì, una parte dell’Assegno Unico può essere destinata a un piano di accumulo per il figlio, se il bilancio familiare lo consente. Anche piccoli importi mensili, investiti con costanza per 18 anni, possono diventare una somma interessante.
Disclaimer finanziario
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e racconta un’esperienza personale. Non costituisce consulenza finanziaria, fiscale o legale, né raccomandazione personalizzata di investimento. Gli ETF e gli strumenti finanziari possono oscillare di valore e comportare perdite, anche significative. Prima di investire per un figlio minorenne è opportuno valutare il proprio profilo di rischio, verificare gli aspetti normativi e fiscali e, se necessario, rivolgersi a un consulente finanziario abilitato, alla propria banca e a un professionista legale.